martedì 13 dicembre 2011

Il Castello di Voltaggio




Nella preistoria, quella che diverrà la valle del Lemme era lambita dalle acque marine,  in quanto non era ancora stata originata pianura padana. A tutt’oggi, infatti, nel vicino paese di Carrosio, lungo la strada per sottovalle non è difficile trovare fossili di origine marina mediante facili scavi nei terreni, le cui formazioni geologiche, sono simili a quelle che si trovano anche nel territorio di Voltaggio.
Non è improbabile che già in età arcaica la zona fosse abitata da pastori e agricoltori appartenenti a tribù liguri con probabili ascendenze celtiche. Anni or sono un archeologo itinerante indicava il cumulo di pietre a forma di barca che si trova nell’omonima località come il tumulo pre-romano di un qualche capo o notabile.
Tuttavia nell'alta e media Val Lemme non sono stati rilevati reperti che diano certezze circa insediamenti romani benché si ritenga comunemente che l’antichissima strada perduta di Pian del Reste che congiungeva la Gallia Italica e nella fattispecie la zona di Libarna (Serravalle Scrivia) raggiungesse Genova già noto centro marinaro.
Alcuni storici indicano Voltaggio nel Veliturium o Octavium del mondo latino e identificano la fonte sulfurea ancora esistente con l'"acqua octavienses" già nota in epoca romana.
Il primo documento certo in cui viene menzionato Voltaggio risale al 1006, quando Giovanni, vescovo di Genova, nel trasferire la cattedrale da S.Siro a S.Lorenzo, attribuisce ai monaci di S.Siro il godimento di numerosi beni tra cui "...decimas ...in Gaui. In Carosio. In Uultablo". 
Il nome del paese risulta variamente modificato nel corso del tempo: "Vultabium" o "Vultacium" (da volte, magazzini per le merci o perchè "voltato" cioè mutato nella forma ?) e ancora "Ottaggio" che pare trarre origine dal suffisso indoeuropeo "tag" (rifugio, capanna di frasche). Poco probabile il collegamento con la sua funzione di punto doganale di riscossione dei pedaggi ("u tagio).
Villaggio compreso nella Marca Obertenga, passò agli eredi di Oberto, i Malaspina. Nelle guerre tra i Malaspina e Genova alla fine del XII secolo i primi dovettero rinunciare a questo feudo, che passo alla proprietà divisa tra il potere temporale dei vescovi di Tortona, i marchesi di Gavi e la Repubblica di Genova. Oggetto di contesa tra Ducato di Milano, Marchesato del Monferrato e Repubblica di Genova, cambiò più volte proprietario, finché non passò definitivamente alla Repubblica, che ne aveva cominciato a governare i territori a partire dalla fine del XII secolo. Voltaggio era infatti indispensabile alla Repubblica Genovese come punto di passaggio del tratto della antica via Postumia che superava i Gioghi Appenninici evitando i Feudi Imperiali. Tale percorso viario posseduto da Genova attraversava pertanto Fiaccone (oggi Fraconalto), Voltaggio, Gavi, arrivando infine a Novi
Nel 1121 i Genovesi acquistarono dal Marchese di Gavi per la somma di 40 lire il Castello di Voltaggio posto sulla vetta dell'altura che che domina la confluenza fra il Rio Morsone il Rio Carbonasca ed il Lemme. Dalla prima investitura di Oberto Porco e Bonifacio Della Volta (1127) appartenente alla potente famiglia genovese che annoverava fra i suoi componenti dogi e consoli, fra i quali Ingo Della Volta (successivamente mutato in De Volta ed ancora per decreto imperiale in Cattaneo a seguito di concessione di tale importante carica) imparentato con gli Spinola, i De Castro, Cafaro di Rustico, che controllavano il commercio oltremare della Repubblica di Genova.
Voltaggio fino al XVI secolo venne governato da "Castellani" o "Podestà" affiancati da "Consoli". I primi due venivano designati da Genova, esercitavano la giustizia ed erano responsabili della difesa del paese; i "consoli"(il primo fu Guglielmo De Volta e forse proprio da questo cognome deriverà poi il nome del paese) invece erano scelti fra le persone più eminenti del borgo e si occupavano delle decisioni di carattere locale coadiuvati dall'assemblea dei capi famiglia che si riuniva nella chiesa parrocchiale.


A causa della sua posizione strategica lungo l'unica via di comunicazione che collegava l'interno con Genova, Voltaggio fu spesso oggetto di contesa. Il 9 aprile 1625 subì l'incendio ad opera dei francesi alleati dei Savoia di Carlo Emanuele I contro la Repubblica di Genova. In seguito a ciò oltre a saccheggi e devastazioni subì la distruzione dell'archivio parrocchiale ed il paese, fino ad allora racchiuso fra le mura del castello, quando venne ricostruito assunse l'attuale forma allungata parallela al corso del Lemme.
Altre distruzioni si ebbero nel 1747 quando austriaci e franco-spagnoli si contendevano la via della Bocchetta per Genova.
La sua posizione di confine ha fatto si che abbia seguito la sorte dei vari occupanti. Nel 1798 fu incluso nel territorio della Repubblica Ligure per poi passare all'Impero Napoleonico (1805) e quindi al Regno di Sardegna (1815). Aggregato nel 1831 all'effimera provincia di Novi, quando il ministro Urbano Rattazzi istituì la Provincia di Alessandria fu anch'esso inglobato nella nuova realtà amministrativa.

Verso il 15 ottobre 1816 a seguito dell’annessione al Regno Sardo, è storicamente accertato che i Reali Carabinieri giunsero in Voltaggio insediandosi nella ex caserma della Gendarmeria e costituendo così la Stazione che da quasi duecento anni tutela la sicurezza della zona. A testimonianza dei legami con la Liguria, la Stazione dipendeva dalla Luogotenenza di Campomorone, facente parte del Ducato di Genova.
Nei secoli, Voltaggio diede i natali a personaggi illustri come San Giovanni Battista de'Rossi Patrono del Paese,  Il Venerabile Sacerdote Niccolò Olivieri, la Beata Maria Repetto i quali testimoniano la religiosità della popolazione, ad artisti come Sinibaldo Scorza che fu tra l'altro pittore di corte dei Savoia del quale alcune opere sono a tutt'oggi custodite nella pinacoteca dei Frati Cappuccini unitamente a numerosi altri pezzi prestigiosi del 1500-1600, Bernardo e Giovanni Battista Carrosio pittori e cartografi.
Nonostante l’inserimento nella Provincia di Alessandria, il legame con Genova che caratterizza Voltaggio, continua ad essere forte sia per l’appartenenza culturale dell’idioma locale ai dialetti liguri, sia per la massiccia migrazione verso il centro maggiore da parte della popolazione, sia per l’affermazione dei Voltaggini in decine di attività imprenditoriali e commerciali nel capoluogo ligure. Tale appartenenza è stata ufficialmente riconosciuta nel 2005 attraverso il conferimento a Voltaggio del titolo di Comune Onorario della Provincia di Genova.



In questa foto troviamo il ponte "romano" o dei "pagani" che sorge nei pressi della confluenza del torrente Lemme con i rii Morsone e Carbonasca, sull'antica via di accesso al borgo, dove probabilmente venivano riscossi i dazi. La sua costruzione è databile fra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo

(fonti e per saperne di più: Pro Loco Voltaggio ; Comune di Voltaggio )

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